La polizza di tutela legale può essere sottoscritta dal Condominio senza problemi

Sono sempre stato piuttosto restio a far sottoscrivere una polizza di tutela legale ai condomini, in quanto ho sempre privilegiato l’interpretazione più prudente di ogni norma nell’interesse del condominio, e l’interpretazione più prudente della norma codicistica sul dissenso alle liti imponeva estrema prudenza a riguardo. La domanda, fondamentalmente, era: da cosa si può dissociare un condomino che, sostanzialmente, ha già pagato la controversia?

Per quanto lo Stato Italiano sia un Paese di Civil Law in cui il precedente vincolante non esiste ed il precedente non vincola neppure la Suprema Corte di Cassazione che si sia pronunciata prima, in presenza di un orientamento giurisprudenziale della Corte di Legittimità (che per altro pare andare consolidandosi visto il richiamo a giurisprudenza precedente), mi sento tuttavia più tranquillo nel privilegiare quella che di fatto è la vera maggiore tutela dei condomini e quindi un investimento per porsi al riparo da spese eccessive in materia di controversie legali.

In una ordinanza della Cassazione cui nelle scorse ore hanno dato risalto siti specializzati in materia di Condominio, gli Ermellini richiamando la pronuncia della seconda sezione della Corte di Cassazione n. 23254 del 20 Agosto 2021, ha affermato che

L’Assemblea di Condominio, nell’esercizio dei poteri di gestione di cui all’art. 1135 c.c., può validamente autorizzare l’amministratore a stipulare una polizza assicurativa per la tutela legale, volta a coprire le spese processuali per tute le azioni concernenti le parti comuni dell’edificio, promosse da o nei confronti del condominio, al fine di evitare pregiudizi economici ai condomini.

Precisando a questo riguardo, per l’appunto, che

Nè la deliberazione assembleare di approvazione della polizza spese legali può intendersi contraria all’art. 1132 c.c., come ritenuto dalle Corti di Merito, stante la pressoché totale divergenza di contenuti e di funzione tra l’oggetto del contratto in esame e la menzionata norma, giacché quest’ultima: 1) si limita a contemplare l’esonero del dissenziente dalla “responsabilità in ordine alle conseguenze della lite per il caso di soccombenza” e, dunque, esclude l’onere di partecipare alla sola rifusione del giudizio in favore della controparte. nel caso d’esito della lite sfavorevole per il condominio, lasciandone tuttavia immutato, nell’inverso caso d’esito della lite favorevole per il condominio, l’onere di partecipare alle spese affrontate dal condominio per la propria difesa ove risultino irreperibili dalla controparte (cft Cass. Sez. 2 05/12/2001 n. 15360); 2) Opera per le sole controversie eccedenti dalle attribuzioni demandate all’amministratore ex artt. 1130 e 1131 c.c. in quanto suppone come condizione essenziale una specifica delibera di autorizzazione o ratifica dell’assemblea alla costituzione in giudizio dell’amministratore da cui estraniarsi (Cass. Sez 2 10/06/1997, n. 5163 Cass. Sez. 2 02/02/1998 n. 2259, Cass sez. 2 20/02/2017 n. 7095); 3) postula una rituale manifestazione di dissenso del singolo condomino rispetto alla singola lite deliberata dall’assemblea, dissenso che, ad un tempo, non è impedito dalla stipula di una polizza per la tutela legale del Condominio nè può impedire la stipula di tale contratto; 4) lascia comunque il condomino dissenziente identicamente esposto verso i terzi per le conseguenze negative della responsabilità del condominio fornendogli soltanto un meccanismo di rivalsa.

Alla luce della pronuncia sopra riportata, che cita una giurisprudenza già esistente della medesima corte, ovviamente appare evidente che l’interesse del Condominio a proteggersi da inutili spese legali non ponga in discussione altri diritti di singoli nè, tantomeno, si ponga in contrato con l’ordinamento.